Una strategia per la biodiversità e per riportare la natura nella nostra vita. Nientemeno. È questo il nuovo impegno programmatico della Commissione europea, pubblicato il 20 maggio, per fermare – e anzi, invertire – il processo di perdita della biodiversità entro il 2030. Per riuscirci, la Commissione conta di sbloccare 20 miliardi all’anno e di stabilire obiettivi vincolanti per tutti i Paesi membri.

L’ambizione è altissima: l’Europa vuole dare l’esempio al mondo intero e riuscire a diventare un vero e proprio punto di riferimento nella lotta alla perdita di biodiversità a livello globale. Per farlo, inizia preparandosi ad agire sul suo territorio e a sfruttare tutto il suo peso diplomatico a livello internazionale. 

PROTEZIONE E RIPRISTINO DELLA NATURA

È per questo che la Commissione propone impegni politici precisi basati su due pilastri: la protezione dell’ambiente e un piano europeo per il “ripristino della natura”. Cosa vuol dire? Che nei prossimi anni, l’UE deve riuscire a trasformare il 30% della superficie terrestre e dei mari d’Europa in zone protette (di cui almeno un terzo dovrà godere di protezione rafforzata). Ma non è tutto, perché proteggere l’ambiente non sarà sufficiente.

«L’UE intende proteggere e ripristinare la natura, contribuire alla ripresa economica dalla crisi attuale e fare da apripista per un quadro mondiale ambizioso a protezione della biodiversità in tutto il pianeta»

Virginijus Sinkevičius – Commissario per l’Ambiente, gli oceani e la pesca

Se l’obiettivo generale è riuscire a far sì che la biodiversità sia in via di recupero entro il 2030, secondo la Commissione è necessario un impegno diretto, concreto, per permettere alla natura di tornare al più presto in salute, iniziando dall’Europa.

Ne va, scrive la Commissione, del nostro futuro. Oltre ad essere una scelta eticamente “giusta”, proteggere la biodiversità significa rafforzare la nostra resilienza e prevenire l’emergere di nuove malattie, garantire la sicurezza alimentare nell’UE e nel mondo, invertire i processi di cambiamento del clima.

In altre parole, vuol dire “prevenzione”, che in termini economici si traduce nel risparmio dei miliardi spesi per fronteggiare i disastri naturali e nell’indirizzamento delle risorse verso uno sviluppo verde e sostenibile.

Come? Fissando obiettivi giuridicamente vincolanti per garantire il rilancio della natura europea: dallo stop all’espansione urbana alla lotta contro le specie esotiche invasive, dal piantare almeno tre miliardi di alberi alla creazione di un nuovo piano d’azione per la conservazione delle risorse ittiche e per la protezione degli ecosistemi marini. Passando, tra l’altro, anche dalla rimozione delle barriere che impediscono il libero scorrimento delle acque e ripristinando pianure alluvionali e zone umide. Obiettivo: liberare dagli ostacoli almeno 25.000 km di fiumi europei.

E ADESSO?

La nuova strategia per la biodiversità si inserisce nel più vasto progetto del “Green deal” europeo, il piano dell’Unione per rendere sostenibile la propria economia. E per questo è stata disegnata per completarsi a vicenda con l’altra strategia, presentata sempre il 20 maggio, pensata per rendere sostenibile il sistema alimentare dell’UE: “Dal produttore al consumatore”.

Come? Ad esempio, riducendo del 50 % l’uso di pesticidi e del 20 % quello dei fertilizzanti, e destinando almeno il 25 % dei terreni agricoli all’agricoltura biologica

«Situate al centro del Green Deal, la strategia sulla biodiversità e la strategia “Dal produttore al consumatore” puntano su un nuovo e migliore equilibrio tra natura, sistemi alimentari e biodiversità […] Queste strategie sono una componente fondamentale del grande processo di transizione che stiamo avviando»

Frans Timmermans – Vicepresidente esecutivo responsabile per il Green Deal europeo 

Le due strategie si pongono, in questo modo, al centro dell’azione dell’Unione europea contro il cambiamento climatico, per un’economia verde e uno sviluppo sostenibile. Averle presentate adesso, nel pieno del dibattito sul piano di ripresa che seguirà la pandemia di Covid-19, significa dare un chiaro indirizzo politico “green” e orientato verso la protezione dell’ambiente per l’ormai prossima fase di investimento e ricostruzione dell’economia del continente.

Oltre a fare il punto sui dati disponibili e a stabilire gli obiettivi politici per un cambio di passo, la Strategia per la biodiversità fissa il calendario degli impegni, delle decisioni e degli atti legislativi europei sul tema per i prossimi anni.

Ora toccherà a Parlamento europeo e Consiglio approvare la strategia, impegnando l’Europa a perseguire questa strada. Possibilmente, chiede la Commissione, in tempo utile per presentarsi preparati alla prossima Conferenza delle parti alla convenzione sulla diversità biologica prevista per il 2021.

L’AMBIZIONE: ESSERE UN ESEMPIO PER IL MONDO

Come mai? Perché l’UE vuole «[G]uidare il mondo con l’esempio e con l’azione, e […] contribuire a concordare e adottare un quadro strategico globale post-2020 alla 15a Conferenza delle Parti della Convenzione sulla diversità biologica».

È questa la vera ambizione dell’Europa per invertire il processo di perdita della biodiversità a livello globale: battersi – con tutto il suo peso politico, commerciale ed economico – perché la comunità internazionale si assuma la responsabilità di una rivoluzione.

La linea di principio è già tracciata: il nuovo quadro globale «[D]ovrebbe basarsi sull’ambizione principale di garantire che entro il 2050 tutti gli ecosistemi del mondo siano ripristinati, resilienti e adeguatamente protetti», scrive la Commissione. Il mondo, aggiunge, dovrebbe impegnarsi a rispettare un principio fondamentale: «Restituire alla natura più di quanto prenda».

Photo credit: Boris Smokrovic on Unsplash

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