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Non ci sono parole per esprimere il disgusto per la proposta portata avanti da Fratelli d’Italia e Movimento 5 stelle di togliere la cittadinanza italiana a Sandro Gozi, reo di aver accettato l’incarico di consigliere per gli affari europei del governo franceseDistrazione di massa, scrive Linkiesta. Può darsi, per carità.

Ma questa proposta è una reazione spropositata, estremamente antieuropeista e che molto dice dell’idea che questi partiti hanno dell’UE e del suo futuro. Così come ci racconta moltissimo sul livello a cui sono arrivati certi sentimenti antifrancesi per una parte del mondo politico italiano, che sfrutta un’antipatia irragionevole per la Francia (o per il suo governo) ormai da molto tempo. 

E se Di Maio («Nulla contro la Francia, ma bisogna valutare se togliergli la cittadinanza») e Meloni possono aver usato dei toni non troppo arditi contro Gozi, le seconde linee non hanno avuto la stessa premura: «Leggere di un ex membro del governo italiano (con Renzi) che viene nominato nel governo di un altro paese, la Francia, è qualcosa di veramente vomitevole e preoccupante!» è arrivato a scrivere Stefano Buffagni (5 stelle), invocando adirittura l’«alto tradimento».

È un linguaggio orribile, cattivo. Mentre il messaggio all’elettorato è chiarissimo: è un messaggio nazionalista, una vendetta da parte di chi amministra (temporaneamente) il potere contro un singolo cittadino per una scelta che, anche se non condivisa, non può portare a conseguenze così tragiche. Perché questa idea che la cittadinanza italiana vada meritata – e se non ti comporti di conseguenza qualcuno te la può togliere – è inaccettabile.

Questo dobbiamo dirlo, affermarlo senza esitazioni. È un’interpretazione dei diritti e dei doveri del cittadino che non può essere tollerata.

Ora, che i giornalisti controllino quali siano stati i dossier su cui Sandro Gozi ha lavorato come membro del governo italiano – e che vadano a controllare i fatti, a vedere se ci sono possibili conflitti d’interesse tra questo incarico e quello già svolto nel governo Renzi – mi sembra una reazione sana, doverosa. Normale, se svolta senza pregiudizi e mettendo in fila eventi verificati, senza inutili allusioni.

È invece sorprendente leggere le parole durissime arrivate proprio da chi, come Carlo Calenda, dovrebbe essere dalla parte di un’Europa unita e intrinsecamente transnazionale. Ed è a lui che probabilmente si riferisce Roberto Castaldi quando ha scritto di «sedicenti europeisti (per convenienza?), ma evidentemente nazionalisti (per convinzione?)». Forse, sinora ci siamo lasciati abbagliare dal nome del manifesto per le europee di Carlo Calenda. “Siamo europei”, sì, ma come? Ci sarebbe da chiedersi: Calenda ha sempre avuto questo approccio (e noi non ce ne siamo accorti fino ad ora)? Chissà.

Il punto politico, in ogni caso, non è tanto se sia lecito o appropriato che Sandro Gozi serva in qualità di consigliere nel governo francese. Questo lo spiegheranno i fatti. Il punto politico, piuttosto, è che tipo di europei siamo e che tipo di europei vogliamo essere. Ecco: essere o non essere europei. Perché per chi crede che l’UE sia (o debba essere) molto di più di un semplice insieme di stati nazionali, che un politico italiano lavori per un altro governo UE non dovrebbe fare alcuna impressione. 

Anzi. Potrebbe addirittura essere considerato un passo in avanti dell’integrazione europea. Qualcosa, se non di cui andare fieri, perlomeno da appoggiare (politicamente).

Per chi volesse saperlo, comunque, anche se da un punto di vista legale la strada della revoca della cittadinanza sembra più o meno percorribile, è in realtà difficilmente praticabile – e rischia di essere, addirittura, incostituzionale. Ne hanno scritto con competenza sia il Sole (prima) che Wired (dopo). Non soltanto la revoca della cittadinanza, spiegano, potrebbe essere interpretata come un atto politico (e quindi essere vietata dalla costituzione), ma andrebbe anche contro quanto stabilisce la Convenzione sulla riduzione dell’apolidia del 1961.

Aspettando di vedere quanto avverrà nelle prossime settimane, credo che dovremmo tutti – Gozi o non Gozi – smettere di accettare questo approccio secondo cui la cittadinanza è un premio (e non un diritto). Allo stesso tempo è ora di cominciare a difendere la “nostra” idea di Europa, perché una picconata alla volta stiamo permettendo a chi ha un approccio antieuropeo di prendere il sopravvento, di occupare il discorso politico – e quindi di plasmare l’interpretazione generale di cosa sia (o debba essere) l’UE.

«Da quando è che la Francia è diventata nemico dell’Italia?», si è chiesto Andrea Fioravanti su Linkiesta. Ecco. Chiediamocelo, e cerchiamo di darci una risposta.

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