• Il dilemma delle cariche
  • Il piano per un’UE a zero emissioni
  • Un’Italia senza voce in capitolo?
  • PLUS: Le notizie che potresti esserti perso
  • PLUS: Letture consigliate

Photo Credit: Frederic Köberl on Unsplash

Il Consiglio europeo del 20 e 21 giugno 2019 è finito in un nulla di fatto su due aspetti fondamentali per il futuro degli europei: non sappiamo ancora chi proverà a guidare la prossima Commissione europea (né chi ricoprirà le altre cariche più importanti) e non è riuscito a raggiungere l’unanimità sulla strategia per un’Europa a impatto climatico zero entro il 2050.

Il dilemma delle cariche

Quella sulle cariche non era una negoziazione facile. Prima di tutto, perché la regola informale stabilita per le scorse elezioni del 2014 e secondo cui il leader del partito che prende più seggi è anche il candidato presidente della Commissione europea sembra essere stata già affondata. Non tanto dai Capi di stato e di governo, ma soprattutto dallo stesso Parlamento europeo, dove sia i Socialisti (secondo gruppo con 153 seggi) che i Liberali (terzo gruppo con 108 seggi) hanno deciso di non sostenere la candidatura dello Spitzenkandidat del Partito Popolare Europeo (PPE), Manfred Weber.

Del resto, proprio il PPE esprime solo 182 deputati su 751: sarebbe stato forse impensabile che potesse imporre senza resistenze il candidato presidente della Commissione a tutti gli altri. E tuttavia, a uscire indebolite da questo gioco di strategia potrebbero essere proprio le elezioni europee – già per molti anni bistrattate dall’elettorato e segnate da un’affluenza perennemente in calo (in termini percentuali) dal 1979. Solo l’ultima tornata elettorale era riuscita a segnare un’inversione di tendenza rispetto al passato, riportando l’affluenza sopra il 50% (e cioè al livello di vent’anni fa).

In attesa di scoprire qualcosa di più a fine mese, speriamo solo che il (complicato) processo di selezione del prossimo presidente della Commissione possa portare perlomeno a scegliere una persona capace di far sentire gli europei, se non davvero rappresenti, perlomeno in buone mani. Deludere i cittadini sarebbe un vero peccato.

Il piano per un’UE a zero emissioni

Una delusione intanto è già arrivata dalla mancata unanimità sul piano della Commissione europea per garantire un’UE ‘climaticamente neutra’ entro il 2050 e in linea con gli impegni di Parigi. «La maggior parte degli Stati membri si è impegnata a favore della neutralità climatica entro il 2050, ma non è stato possibile raggiungere oggi l’unanimità», ha scritto il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk in una nota

«Abbiamo tuttavia validi motivi di ritenere che la situazione possa cambiare perché nessun paese ha escluso la possibilità di una decisione positiva nei prossimi mesi», prosegue il comunicato del presidente Tusk, ma resta il fatto che alcuni paesi dell’Est Europa, e soprattutto la Polonia, si sono opposti al piano di lungo termine elaborato dalla Commissione. 

Un’Italia senza voce in capitolo?

Intanto, quella dell’Italia a Bruxelles continua a non essere una posizione comoda. Il rischio di una procedura per deficit eccessivo pende sulle nostre teste, è vero, ma il problema fondamentale potrebbe essere, piuttosto, il fatto che nessun partito della maggioranza di governo sarà in qualche modo rappresentato dalla maggioranza parlamentare europea. Anzi, sia la Lega che il Movimento 5 Stelle sono politicamente molto lontani dai partiti (Popolari, Socialisti, Liberali e Verdi) che molto probabilmente avranno in mano le sorti della prossima legislatura. 

È complicato immaginare come il governo italiano speri, in queste condizioni, di ottenere una poltrona da Commissario europeo non solo rilevante, ma che – addirittura – possa avere un qualche tipo di influenza sul futuro economico del continente. Perché se anche riuscisse a spuntarla con i governi degli altri Paesi membri in sede di Consiglio europeo, dovrebbe poi sorpassare indenne il filtro del Parlamento. 

Come ha ben spiegato il Post, proprio il futuro candidato presidente della Commissione europea potrebbe non sentirsela di portare davanti al giudizio del Parlamento europeo un commissario italiano troppo vicino alle posizioni più ‘estreme’ della nostra maggioranza di governo. Soprattutto se si trattasse di assegnargli una posizione chiave della prossima Commissione.

Sembra davvero improbabile, quindi, che un candidato “forte” della maggioranza italiana possa riuscire a ottenere una qualche posizione di rilievo. Per non parlare del fatto, forse non scontato, che il futuro commissario italiano non sarà un diretto rappresentante dell’Italia, ma deve – udite, udite – rappresentare gli interessi dell’Unione. Cioè, detto in parole semplici, di tutti gli europei.

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Il mio lavoro questa settimana

È stata una settimana ricca di sorprese dal punto di vista lavorativo: ho incontrato Piero Angela, pubblicato (finalmente) una videointervista all’ex europarlamentare Barbara Dührkop Dührkop e scattato qualche foto a Mario Monti:

Piero Angela: 90 anni, 12 lauree, ancora molto da raccontare | Incontriamo Piero Angela dietro le quinte di “Raccontare la scienza nell’era delle fake news”. Come può a 90 anni essere ancora un punto di riferimento del giornalismo scientifico? Da dove arrivano le fake news? Qual è il futuro della divulgazione?

Barbara Dührkop: the importance of Erasmus | Barbara Dührkop, Spanish politician and former MEP, met the students of the Erasmus+ project ‘Europa: ti vedo e ti vivo’ during an international student mobility in Valencia, Spain, on 26 October 2018.

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Foto | L’External Advisory Board della School of Transnational Governance dell’Istituto Universitario Europeo si è riunito a Villa Salviati il 17 giugno. Tra loro spiccano Mario Monti, ex Presidente del Consiglio Italiano ed ex Commissario europeo, e Vaira Vīķe-Freiberga, ex Presidente della Lettonia.

Ero lì a scattare qualche foto 👉