• Da dove arrivano le fake news
  • Chi sarà (se esisterà) il nuovo Piero Angela?
  • Un necessario (e difficile) rinnovamento?

Un mito, per tantissimi italiani. E non solo: i suoi programmi televisivi sono stati tradotti, venduti all’estero, doppiati per molti pubblici diversi. Non sorprende quindi che già diversi giorni prima dell’evento “Raccontare la scienza nell’era delle fake news”, il 14 giugno al Teatro dei Rinnovati di Siena, Piero Angela avesse già fatto sold out. È lì che lo incontriamo, dietro il sipario, proprio alla vigilia dell’assegnazione della laurea honoris causa in Scienze della comunicazione conferitagli dall’Università di Siena. «Sono dodici», sottolinea prima di farsi una risata: «Sono un riconoscimento della comunità scientifica per il lavoro che facciamo. Non solo io, ma tutta la troupe che lavora, una squadra che da tanti anni porta avanti questa piccola missione: di informare, di portare la scienza fuori dai laboratori».

Quando Umberto Eco scriveva che la Tv presenta come ideale l’uomo assolutamente medio, non si riferiva di certo a ciò che Piero Angela è riuscito a costruire per la RAI. Quark e tutti i programmi che da quell’esperienza sono nati hanno raccontato la scienza in modo accattivante, a tutti noi, cercando sempre di utilizzare il linguaggio più efficace per trasmettere un messaggio intrinsecamente complicato. Perché come sottolinea Angela: «Un articolo scientifico solo gli esperti lo sanno leggere. Se non c’è qualcuno che traduce “dall’italiano all’italiano”, quello rimane lì come scritto in cinese!»

E non è tutto. Perché i suoi programmi hanno sicuramente contribuito ad aprire un collegamento – prima poco frequentato – tra laboratori e pubblico. «Gli scienziati si sono resi conto […] dell’importanza di comunicare il loro lavoro» dice, parlando dello stato attuale della divulgazione: «Per tante ragioni: intanto per far amare la scienza, per capire quanto è importante non solo nella conoscenza, ma nello sviluppo della società […] E poi anche perché, lo sappiamo: oggi l’innovazione tecnologica è molto legata alla ricerca scientifica e un paese che vuole essere […] competitivo non può fare a meno della scienza. Anzi: la tecnologia e la scienza devono essere aiutate, finanziate – cosa che non avviene». Continua a leggere su Rivista micron.

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