Photo Credit: Mike Kotsch on Unsplash

  • Quanto guadagnano i laureati a cinque anni dal titolo
  • Quanti sono i laureati italiani che lasciano il Paese
  • Torneranno in Italia?
  • PLUS: Le notizie che potresti esserti perso
  • PLUS: Letture consigliate

A cinque anni dal conseguimento del titolo, i laureati di secondo livello occupati in Italia guadagnano mediamente 1.407€ netti al mese. Tanto? Non sembrerebbe: secondo l’ultimo Rapporto sulla condizione occupazionale dei laureati presentato da AlmaLaurea, lo stipendio dei loro colleghi che si sono trasferiti all’estero è più alto del 61%. Sessantuno percento. Scriverlo a parole fa un certo effetto. Chi di loro ha deciso di lasciare il Belpaese per lavorare all’estero, insomma, ha uno stipendio medio di circa 2.266€, ben 859€ in più dei compagni di corso che non si sono trasferiti. Si tratta di una differenza che vale circa 10.000 euro l’anno.

Certo, non si tratta che di un particolare tra le molte informazioni presenti nei rapporti (una sintesi di Repubblica è disponibile qui). I dati presentati da Almalaurea, tra l’altro, non sono tutti così negativi: i Rapporti su Profilo e Condizione occupazionale dei laureati indicano che stanno migliorando sia il tasso d’occupazione che la retribuzione dei neolaureati, c’è soddisfazione sull’efficacia del corso di studio intrapreso, che l’età media della laurea si è abbassata a 25,8 anni (era 27 anni nel 2008) e che il numero di chi si laurea almeno quattro anni fuoricorso è diminuito. Tra le novità più fosche, invece, si registra che il Sud Italia perde circa un quarto dei propri diplomati (24,3%), con le immatricolazioni che – seppur diminuite del 13% in tutta Italia dal 2003 ad oggi – proprio al Sud sono crollate del 26% negli ultimi 14 anni. 

Ultima nota dolente, la famiglia di provenienza ha un’influenza sia sulla scelta del corso di laurea che sulla capacità di completarlo. «Si rileva una sovra-rappresentazione dei giovani provenienti da ambienti familiari favoriti dal punto di vista socio-culturale», spiega il comunicato stampa di AlmaLaurea.

Quanto guadagnano i laureati a cinque anni dal titolo

Il dato sui salari a cinque anni dalla laurea, comunque, è quello che colpisce di più e deve forse farci riflettere su quali siano le prospettive che il nostro Paese offre ai propri laureati. Come si può vedere, tra l’altro, in nessun caso siamo riusciti a recuperare i livelli di retribuzione netta reale che i laureati potevano aspettarsi prima della crisi.

Un articolo pubblicato da Linkiesta a dicembre titolava “In Italia abbiamo stipendi da fame. E che nessuno si ponga il problema è una vergogna ancora peggiore”. Le domande e le questioni poste allora sembrano ancora decisamente valide, soprattutto anche alla luce di quanto emerso dal Rapporto.

Quanti sono i laureati italiani che lasciano il Paese

A cinque anni dalla laurea il 5,7% dei laureati italiani di secondo livello lavora all’estero. Ma per quale motivo questi giovani sono partiti? Il Rapporto parla chiaro: i laureati di secondo livello del 2013 che sono andati all’estero dichiarano di essere partiti per queste ragioni:

  • Il 40,8% per mancanza di opportunità di lavoro adeguate in Italia;
  • Il 25,4% per via di un’offerta di lavoro interessante giunta dall’estero;
  • il 10,3% è rimasto o tornato nel Paese in cui ha svolto una mobilità internazionale;
  • Il 9,8% si è trasferito per motivi personali o familiari;
  • Il 3,4% lo ha fatto su richiesta dell’azienda per la quale lavorava in Italia.

Non sono mai stato un fan della narrativa sui ‘cervelli in fuga’ – etichetta che la stragrande maggioranza delle persone che ho intervistato in questi ultimi anni rifiutava o trova poco adatta a descrivere la propria situazione – ma le rilevazioni di AlmaLaurea suggeriscono che l’idea – o almeno la percezione – di chi parte è quella di un Paese che non è capace di offrire opportunità in linea con le proprie aspettative.

Torneranno in Italia?

Non possiamo sapere quanti tra i giovani che sono andati all’estero torneranno mai in Italia, ma nel frattempo possiamo farci un’idea delle loro prospettive. Più del 60% degli intervistati ritiene il rientro in Italia molto improbabile (33,2%) o poco probabile (30,3%). Tra l’altro, quasi un laureato su due (il 47,2%) si dichiara disposto a lasciare l’Italia per lavoro, un dato in aumento di 7,2 punti rispetto al 2008.

Le notizie che potresti esserti perso 

🌳 Ambiente | Secondo un report di Greenpeace nel 2020 avremo distrutto in 10 anni foreste per un estensione paragonabile alla Spagna, per far posto alle produzioni agricole – Leggi su The Guardian o sul Fatto Quotidiano
⭐️ UE | “C’è un grande equivoco sul Movimento 5 stelle al Parlamento europeo”. Con chi si alleerà il M5S per evitare l’irrilevanza? – Il gioco delle alleanze spiegato su Linkiesta
🇪🇺 Europa | Il New York Times ha dedicato un podcast in cinque puntate ai nazionalismi in Europa – Ascoltalo su The Daily (in inglese)
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🔬 Ricerca | L’occupazione precaria dei ricercatori post-doc danneggia la scienza? – le riflessioni di Nikolay Ogryzko sul Guardian (in inglese)
Matematica | La serie The Big Bang Theory ha portato a una scoperta sui numeri primi – la storia su Le Scienze

Letture consigliate

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