• Forza e debolezza del dottorato francese
  • Cosa c’è ancora da fare
  • Tra meritocrazia e nepotismo
  • La lotta per i diritti dei dottorandi extraeuropei
  • Un movimento sindacale europeo è possibile?

Photo Credit: Léonard Cotteon Unsplash

Assediati nei nostri problemi quotidiani potremmo non renderci conto che gli aspetti che meno ci piacciono del dottorato italiano potrebbero essere condivisi anche da chi sta svolgendo un Ph.D. in un altro Paese europeo. La Francia, con il suo contrat doctoral da 1400€ al mese, i diritti e la sua sécurité sociale può sembrarci fin troppo lontana dalla nostra realtà.

Non possiamo dimenticare, però, che fuori da quei contratti c’è anche un altro mondo fatto di precarietà e che i diritti devono essere universali per essere considerati tali, altrimenti sono soltanto privilegi. In questo contesto, il lavoro per promuoverli, universalizzarli e difenderli è tutt’altro che scontato.

«Tra coloro che hanno un contratto, la situazione è molto buona. Come regola generale, è lì che c’è meno abbandono, è lì che i dottorati durano circa tre anni e mezzo. Non appena andiamo a vedere tra chi non è contrattualizzato, invece, è vero che la situazione si fa subito molto più dura». A parlare è Alexandre Maticcontinua a leggere su Rivista Micron.

*Questo articolo è stato pubblicato su Rivista Micron il 30.01.2019

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