• Forza e debolezza del dottorato francese
  • Cosa c’è ancora da fare
  • Tra meritocrazia e nepotismo
  • La lotta per i diritti dei dottorandi extraeuropei
  • Un movimento sindacale europeo è possibile?

Photo Credit: Léonard Cotteon Unsplash

Assediati nei nostri problemi quotidiani potremmo non renderci conto che gli aspetti che meno ci piacciono del dottorato italiano potrebbero essere condivisi anche da chi sta svolgendo un Ph.D. in un altro Paese europeo. La Francia, con il suo contrat doctoral da 1400€ al mese, i diritti e la sua sécurité sociale può sembrarci fin troppo lontana dalla nostra realtà. Non possiamo dimenticare, però, che fuori da quei contratti c’è anche un altro mondo fatto di precarietà e che i diritti devono essere universali per essere considerati tali, altrimenti sono soltanto privilegi. In questo contesto, il lavoro per promuoverli, universalizzarli e difenderli è tutt’altro che scontato. «Tra coloro che hanno un contratto, la situazione è molto buona. Come regola generale, è lì che c’è meno abbandono, è lì che i dottorati durano circa tre anni e mezzo. Non appena andiamo a vedere tra chi non è contrattualizzato, invece, è vero che la situazione si fa subito molto più dura». A parlare è Alexandre Matic, vicepresidente della Confédération des Jeunes Chercheurs (CJC) e dottorando in Sciences pour l’ingénieur all’Université Bourgogne Franche-Comté. «La CJC è un’associazione che raggruppa altre associazioni di giovani ricercatori a livello locale», spiega: «I dottorandi e i dottori di ricerca hanno dei bisogni specifici nel mondo dell’università e della ricerca, devono far fronte a situazioni specifiche […] L’obiettivo è cercare di promuovere e di difendere i diritti di questa “popolazione”» [La CJC non comprende soltanto dottorandi, ma anche tutti i giovani ricercatori che hanno finito il loro Ph.D. da meno di cinque anni, ndr].

FORZA E DEBOLEZZA DEL DOTTORATO FRANCESE
«Il principale problema è che le condizioni di lavoro di coloro che non sono sotto contrat doctoral si possono considerare, abbastanza spesso, difficili. Nel senso che ci troviamo di fronte a persone che non sono finanziate, che sono inquadrate in un modo incompleto […] e che sono obbligate, nonostante tutto, a lavorare nello stesso tempo in cui fanno il dottorato», spiega Alexandre. Che sottolinea come di fatto esistano due mondi molto diversi nel dottorato francese. Continua a leggere su Rivista Micron.

*Questo articolo è stato pubblicato su Rivista Micron il 30.01.2019

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