Photo Credit: Craig Zdanowicz on Unsplash

C’è un momento nella vita di ogni universitario in cui si comincia a prendere in considerazione l’idea di un dottorato. Per alcuni diventa lo stimolo più importante per portare a termine nel migliore dei modi la propria carriera universitaria, per altri è l’occasione per staccarsi una volta per tutte da un’università, da una città, o da un Paese come l’Italia che sono improvvisamente diventati troppo piccoli. Alle volte, invece, il dottorato sembra un rischio più che un’opportunità, perché storie di borse inesistenti, sfruttamento e gerarchie esasperate gli hanno dato le tinte fosche delle brutte avventure. Le voci dicono che all’estero, in Inghilterra o “in America”, le cose siano diverse. Ma sono appunto delle voci, tutte da verificare nelle prossime uscite di questa rubrica. Per ora, cerchiamo di capire come funziona il dottorato in Italia.

COS’È IL DOTTORATO
Il dottorato di ricerca è un titolo di studio che esiste in tutta Europa – e in molti altri Paesi del mondo – e corrisponde al massimo livello d’istruzione che si possa raggiungere. Usando i termini del “Processo di Bologna”, che ha cercato di armonizzare i percorsi universitari dei 48 Paesi dello Spazio europeo dell’istruzione superiore, si tratta del terzo ciclo degli studi universitari. Per questo motivo un dottorando è, in realtà, ancora uno studente. Continua a leggere su Rivista Micron.

*Questo articolo è stato pubblicato su Rivista Micron il 18.06.2018